Dottor Futuro

Il lato oscuro del Dottor Futuro

George Lucas con l’allora Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giovanna Melandri alla Reggia di Caserta per la conferenza stampa di “Star Wars Episodio II – L’attacco dei cloni” (05/09/2000).

Nel settembre del 2000 l’Italia divenne per la seconda volta il set della saga di Star Wars. George Lucas tornò infatti alla Reggia di Caserta (oltre che sul Lago di Como) per girare alcune scene dell’episodio 2: L’attacco dei cloni. Dal momento che Dottor Futuro sarebbe dovuto ripartire a Ottobre, organizzammo una trasferta a Caserta per intervistare George Lucas, intervista che avrebbe aperto la seconda stagione del programma. Andai armato con una serie di libroni pesantissimi che avrei voluto farmi autografare, ma ci furono concessi solo 5 minuti, senza la possibilità di fare foto o chiedere autografi.

La Reggia di Caserta trasformata nel palazzo reale di Naboo per Star Wars. Foto scattata in occasione dell’intervista a George Lucas.

L’intervista andò a buon fine, ma segnò anche l’ultimo mio contributo a Dottor Futuro. Infatti avendo ormai ottenuto la tanto agognata laurea (in Ingegneria Informatica) avevo iniziato a ricevere offerte di lavoro che, almeno dal punto di vista economico, erano ben più allettanti del part-time che mi poteva offrire TMC. Malgrado questo non volevo lasciare il programma e decisi di rimanere, facendo una sola richiesta. Quando ero stato contattato pochi mesi prima, mi era stato detto che avrei dovuto fare un lavoro di redazione. Mi aspettavo di dover dare indicazioni agli autori, rispondere alla posta, supervisionare le interviste e compiti del genere. Invece mi ritrovai a scrivere completamente il programma dall’inizio alla fine. I testi per la conduttrice, le interviste, le schede in sovraimpressione, i sottotitoli… tutto.

A questo punto per la seconda serie, sapendo di non poter trattare sul compenso economico, decisi di chiedere solo l’inclusione del mio nome tra i titoli di testa, al posto dell’oscura apparizione nel “serpentone” finale con la dicitura “in redazione” che avevo ricevuto per la prima serie. Tuttavia anche questa mia unica richiesta a costo zero ricevette risposta negativa, adducendo una motivazione che ho sentito tante volte applicata agli ambiti più disparati: “non si può fare”. Con l’amaro in bocca quindi decisi di lasciare la redazione e iniziai a lavorare in un’altra società.