Teletrasporto: science fiction o science fact?

Il teletrasporto è una delle tecnologie più azzardate ipotizzate dalla fantascienza: ma può diventare realtà?

“Funzionano benissimo, grazie”Michael Okuda (in riferimento ai compensatori di Heisenberg)

Science Fiction

L’idea alla base del teletrasporto è quella di poter trasferire la materia istantaneamente da un punto all’altro dello spazio attraverso un mezzo tecnologico. Un concetto che nella fantascienza è stato reso popolare dalla serie TV di Star Trek, ma che non era certo originale neanche allora. La prima menzione di questa idea risale al 1877, quando David Page Mitchell scrisse il racconto The Man Without a Body, nel quale gli atomi di un gatto vengono disassemblati e spediti a distanza attraverso un telegrafo.

Ben più famoso il racconto La mosca (The Fly, 1957) di George Langelaan, dal quale è stato poi tratto il film L’esperimento del dottor K (1958), con il remake di Cronenberg e tutti i vari seguiti. Nel racconto e nel film si immagina che una mosca entri inavvertitamente nella cabina di teletrasporto, per cui un uomo e una mosca vengono riassemblati mescolandosi.

Come anticipato, è però con Star Trek che il teletrasporto entra nell’immaginario collettivo come mezzo di trasporto istantaneo. Introdotto per aggirare il problema di dover far atterrare una navetta su un pianeta ogni settimana (cosa che non sarebbe stata possibile con il budget e la tecnologia dell’epoca), il teletrasporto è diventato parte integrante dell’universo di Star Trek, offrendo numerosi spunti narrativi, sia a causa di malfunzionamenti, sia come strumento risolutivo (quando Scotty è naufragato con la sua navetta senza possibilità di essere salvato nell’episodio di The Next Generation “Il naufrago del tempo”, decide di smaterializzarsi in attesa che qualcuno lo rimaterializzi).

Come funziona il teletrasporto?

Prima di tutto è necessario capire come funziona, o come potrebbe funzionare un teletrasporto. Esistono due possibili alternative: o la materia viene realmente trasportata da una parte all’altra dallo spazio, oppure è solo l’informazione che viaggia. In questo secondo caso la materia originale viene scansionata a livello atomico e viene ricomposta nello stesso identico modo nel punto di destinazione, distruggendo l’originale.

In Star Trek e in generale nelle altre opere di fantascienza, non viene mai approfondito a sufficienza quale sia l’esatto meccanismo in atto, tuttavia, almeno in Star Trek ci sono diversi episodi in cui a causa di un incidente di teletrasporto viene creato un doppione (ad esempio in “Il duplicato” nella serie classica, o “Duplicato” in The Next Generation). Questo lascerebbe pensare che sia in gioco il secondo meccanismo: ovvero tutte le informazioni che compongono un corpo vengono immagazzinate all’interno di una memoria, trasmesse nel punto di destinazione dove il corpo viene riassemblato, mentre l’originale (salvo malfunzionamenti) viene distrutto.

Questo già pone il teletrasporto in un’ottica un po’ diversa: sareste contenti di entrare in una macchina che vi distrugge per creare una copia esatta di voi stessi a destinazione? A ulteriore testimonianza del fatto che questo sia il meccanismo dietro al teletrasporto di Star Trek è il fatto che gli autori si siano preoccupati del principio di indeterminazione di Heisenberg. In termini semplici questo principio sancisce che non è possibile a livello quantistico conoscere al tempo stesso in maniera completa la posizione e la velocità di una particella, informazioni che sarebbero necessarie per far funzionare correttamente un teletrasporto. Per risolvere questo problema gli sceneggiatori della serie hanno introdotto i “compensatori di Heisenberg”. A quanto pare, un giornalista del Time una volta chiese a Michael Okuda, consulente tecnico di Star Trek, come funzionassero questi compensatori di Heisenberg, al che Okuda rispose “Funzionano benissimo, grazie”.

Il fatto che sia necessario trasportare le informazioni sul luogo di destinazione vincola inoltre la velocità massima a cui può avvenire un teletrasporto, che sarebbe quella a cui siamo in grado di trasmettere queste informazioni. Vengono del tutto tralasciate considerazioni di carattere religioso, assumendo che siamo fatti solo di atomi, e che non ci sia nulla di “incorporeo” come potrebbe essere un’anima.

Science Fact

Il teletrasporto è sempre stata una di quelle invenzioni per cui sembrava quasi scontato dire che era pura fantasia, che mai una tecnologia del genere sarebbe potuta essere anche solo pensabile nella realtà.

Eppure a volte la realtà supera l’immaginazione.

Dai primi anni ’90 sono iniziati sperimentazioni teoriche e pratiche su una forma di teletrasporto. Stiamo parlando in questo caso di teletrasporto di secondo tipo, in cui viene trasportata solo l’informazione.

Entanglement

La cosa affascinante è che nella realtà non si pone neanche il problema dell’indeterminazione di Heisemberg, poiché l’informazione può essere trasportata anche senza essere conosciuta. Tutto nasce da una proprietà che ha del paradossale della meccanica quantistica, che è quella dell’Entanglement (o correlazione).

Infatti la meccanica quantistica prevede che sia possibile generare una coppia di particelle “correlate” la cui misurazione globale di un certo valore sia costante. Per cui misurando una singola particella, conosciamo immediatamente il valore complementare anche dell’altra. E alterando quel valore in una singola particella, anche il valore dell’altra si altererà di conseguenza in modo da mantenere costante il valore complessivo. L’alterazione avviene in maniera istantanea a prescindere da dove si trovino le due particelle. Quindi in linea teorica è possibile portare una delle due particelle nel punto di destinazione e lasciare l’altra nel punto di origine e usarle per trasmettere informazioni in maniera istantanea da una all’altra.

Questo tipo di tecnologia viene chiamato “teletrasporto quantico” ed è stato provato sperimentalmente su fotoni, ioni e anche particelle correlate ma diverse tra loro.

Ci stiamo dunque avvicinando a un vero teletrasporto?

Ancora no: anche solo l’idea di utilizzare questo tipo di tecnologia per il trasporto di informazioni, alla base di quello che dovrebbero essere i computer quantistici, è ancora fantascienza. Rimane poi il problema di come scansionare il corpo di origine e come riassemblarlo a destinazione. Tuttavia questo ci mostra quando il progresso scientifico a volte possa eguagliare e magari anche superare l’immaginazione più sfrenata.

Un’altra possibilità

Considerato che forse ben pochi avrebbero voglia di entrare in una macchina consapevoli che verranno distrutti per poi essere ricreati uguali da un’altra parte la domanda è: ma non esiste un’altra possibilità? Il teletrasporto di primo tipo, nel quale la materia è veramente trasportata è teoricamente possibile? In realtà anche questa volta la risposta è sì.

Lo spazio, o meglio lo spazio-tempo, come ha brillantemente intuito Einstein non è qualcosa di fisso e immutabile, ma è “morbido” e può essere deformato. E la sua deformazione dipende dalla distribuzione di massa ed energia. Per cui in linea teorica è possibile deformare lo spazio per creare varchi che colleghino punti che altrimenti sarebbero distanti tra loro.

In altre parole in linea teorica è possibile creare un wormhole o Ponte di Einstein-Rosen, un tunnel spazio-temporale, che se fosse orientabile a piacimento costituirebbe essenzialmente un teletrasporto, altra idea che abbonda nelle opere di fantascienza, ad esempio nella saga di Stargate. La differenza in questo caso è che sarebbe possibile spostarsi da un punto all’altro senza dover essere distrutti e poi riassemblati. Molto meglio, no?



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